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Fontechiari

Categoria: Non categorizzato Pubblicato: Venerdì, 28 Febbraio 2014 Scritto da Presidente

Fontechiari, un tempo chiamata Schiavi, è un comune di circa 1.300 abitanti, posto a 375 m s.l.m tra la Valle di Comino e la Valle del Liri in Provincia di Frosinone. Il territorio è quasi prevalentemente collinare e le attività umane sono di carattere agricolo dove prevalgono soprattutto la coltura della vite e dell’olivo.

 

Cenni storici

Il territorio fontechiarese è stato popolato sin dalla Preistoria, ne è una testimonianza un poliedro in calcare del Paleolitico Inferiore rinvenuto in occasione dei lavori per il metanodotto. Si fanno risalire al Bronzo Finale resti di materiale ceramico rinvenuto nei pressi del locale cimitero. Questo testimonia la presenza di un piccolo insediamento di pastori a monte del Rio Schiavi la cui presenza si protrarrà fino all’Età del Ferro.

Popolato in seguito da genti volsche, il territorio fu romanizzato intorno al  IV secolo a.C. Delle testimonianze del periodo romano imperiale sono emerse nel 2006 a seguito di scavi condotti per la costruzione del metanodotto. In quell’occasione sono venute alla luce resti di ville rustiche del I e II secolo d.C

Con il crollo dell’Impero Romano la Valle di Comino e la Valle del Liri diventano terra di saccheggi e di forti instabilità politiche fino a quando nel VIII secolo i Longobardi vi si insediarono definitivamente. E’ questo il periodo in cui si diffonde e acquista potere l’ordine benedettino con i monasteri di Montecassino e San Vincenzo al Volturno.

L’intensa attività dei monaci permette di riportare in vita antichi insediamenti e di crearne di nuovi. Fontechiari (allora denominata Schiavi) nasce come “curtes” benedettina  e l’antico insediamento si sviluppa in un’area compresa tra l’attuale piazza Panetta, via Sant’Antonio e Via Torre. I benedettini favorirono la bonifica di terreni, la costruzione di chiese e ospedali. Il periodo aureo si interruppe nel IX secolo con l’arrivo dei Saraceni che misero a ferro e fuoco buona parte del territorio ma Schiavi riuscì miracolosamente a scampare alle devastazioni. Nello stesso periodo giunse dal Meridione una piccola comunità di monaci basiliani ai quali si deve la fondazione dell’eremo di Sant’Onofrio e l’introduzione del suddetto culto. L’epoca benedettina si concluse nel 1150 con l’arrivo dei Normanni. A questi succedettero gli Svevi, gli Angioini e gli Aragonesi che assegnarono di volta in volta le proprietà a nobili loro alleati.  Nel XIII secolo durante uno dei suoi numerosi viaggi San Francesco d’Assisi attraversò il territorio della Valle di Comino dove fondò il convento di Vicalvi, pare che in quell’occasione si recasse spesso a pregare nell’eremo di Sant’Onofrio. Verso la metà del secolo Schiavi passò sotto il controllo dei Conti d’Aquino, sotto costoro venne costruita la Torre medievale, simbolo del paese, e fu rinforzata la cinta muraria esistente. Con l’arrivo degli Angioini in Italia il feudo di Schiavi passò ai Cantelmo loro alleati mentre con gli Aragonesi si succedettero i D’Avalos, i Della Rovere e, a partire dal 1579, i Boncompagni. Il feudalesimo cessò di esistere con l’arrivo dei francesi alla fine del XVII secolo. Alla dominazione francese si dovette una sostanziale riorganizzazione dell’amministrazione comunale e l’introduzione della leva obbligatoria che priverà il paese, essenzialmente agricolo, della principale forza lavoro rappresentata dai giovani. Al periodo francese, e in particolare all’Editto di Saint Cloud del 1804, risale una delle più significative testimonianze monumentali di Fontechiari, il Cimitero Napoleonico. Tra le principali famiglie nobiliari affermatisi durante il periodo napoleonico si segnala quella degli Agostini il cui monumentale palazzo fa ancor bella mostra di sé nel centro storico del paese. La caduta di Napoleone e il successivo Congresso di Vienna (1814) riportarono sul trono del Regno di Napoli i Borbone mentre a Roma tornò papa IX. Ma le idee di “uguaglianza, fraternità e libertà” avevano ormai raggiunto i circoli di intellettuali e nel giro di pochi anni alimentarono il fenomeno del Risorgimento che portò all’Unità d’Italia (1861). Fontechiari, così come altri centri del Basso Lazio, visse il fenomeno del “Brigantaggio” ed è rimasto celebre l’assedio che il 9 maggio 1862 Luigi Alonzi detto Chiavone insieme a 150 uomini compì in paese. Il 9 ottobre dello stesso anno Schiavi cambiò nome in Fontechiari. Il paese nel periodo post-unitario rimase essenzialmente agricolo e caratterizzato dal fenomeno della mezzadria. L’arrivo in Italia di prodotti d’importazione portò ad una crisi del settore che costrinse molti contadini ad abbandonare le loro terre. Iniziò in questo periodo il fenomeno dell’emigrazione, prima rivolto verso altre località della regione (Pianura Pontina e  Agro Romano), poi verso il Nord Italia e infine verso i paesi europei ed extraeuropei (Francia, Stati Uniti, Canada, Australia, Argentina, ecc). Un ulteriore colpo all’economia agricola si ebbe negli anni Sessanta quando si vennero a creare dei poli industriali (es. lo stabilimento FIAT di Cassino) verso i quali iniziò a convergere una consistente fetta di popolazione, soprattutto giovanile. Ma questo effimero sogno è durato poco ed oggi il territorio del Basso Lazio è disseminato di capannoni industriali dismessi. Segnato per molti decenni dal fenomeno dell’ emigrazione Fontechiari sta riscoprendo il suo passato fatto di storia, gastronomia e tradizioni contadine, e sono queste le cose che il paese vuole oggi offrire ai suoi visitatori.

Monumenti principali 

Santuario della Madonna dei Fratelli (X secolo)

L’origine di questo santuario, insieme all’adiacente romitorio, va fatta risalire al X sec, quando venne edificato dai monaci benedettini a cui si deve, nello stesso periodo, la nascita del primo nucleo urbano di Schiavi. Minacciati dalle incursioni saracene i Benedettini furono in seguito costretti a lasciare il paese e il santuario.

Sconfitti i saraceni nel 915 (battaglia del Garigliano) i benedettini tornarono a Fontechiari portando con loro il celebre ritratto della Madonna delle Grazie. Proprio durante questo periodo il santuario cambiò nome e venne intitolato alla S.S Maria dei Fratelli. Durante gli anni venti il locale adiacente la Chiesa venne adibito ad Asilo, in memoria dei caduti della grande guerra e fu gestito dalle Suore dell’Apostolato Cattolico, ordine fondato da Vincenzo Pallotti nel 1835. Dal punto di vista artistico il santuario contiene un pregevole Crocifisso ligneo del XIII secolo

Chiesa Parrocchiale San Giovanni Battista ed Evangelista (XVIII secolo)

L’attuale chiesa parrocchiale fu edificata nel 1751 per volere dell’allora arciprete Don Tommaso De Carolis. Sorge sui resti di una precedente costruzione romanica. L’interno, barocco, è a tre navate con transetto e coro ligneo. Numerose sono le opere d’arte conservate al suo interno tra le quali segnaliamo due affreschi del XV secolo raffiguranti Vergine e Santi, una croce processionale di scuola abruzzese del XIV secolo, il ciclo di affreschi che decora il soffitto della navata centrale del Cavalier d’Arpino e infine il monumentale organo in noce del Catarinozzi.

Torre Medievale (XIII secolo)

La torre, simbolo del paese, risale alla metà del XIII secolo, quando fu edificata dai Conti d’Aquino. Alta 25 m è a base quadrata ed è coronata da 48 beccatelli in pietra. La parte alta era in origine coperta da un tetto ligneo oggi scomparso. Sul lato sud si aprono finestrelle mentre sul lato ovest, all’interno di una cornice a T, troviamo tre stemmi di cui uno da attribuire ai Cantelmo e un altro ai Da Celano. Gli stemmi furono posti sulla torre in occasione del matrimonio tra Antonio Cantelmo e Antonella Da Celano avvenuto nel 1439. All’interno della torre si trova una botola da cui si dirama un percorso che conduce all’esterno delle mura cittadine.

Cimitero Napoleonico (XIX secolo)

Situato in località Sant’Onofrio, a pochi metri dal moderno cimitero, rappresenta un rarissimo esempio intatto di architettura funeraria di età napoleonica. L’edificio è a pianta circolare ed è costituito da due cerchi concentrici, quello esterno ha un diametro di 16 metri e l’interno di 10. E’ realizzato in materiale lapideo (travertino e altro materiale calcareo). Attraverso l’ingresso si accede a un cortile interno sul quale si affacciano 7 cappelle, di queste quella centrale, denominata “Cappella dei Preti” è riservata agli ecclesiastici.

 

 

 

Eremo di Sant’Onofrio (X secolo) 

Si tratta di uno dei siti di più antica frequentazione del paese. L’eremo è costituito da un’ampia cavita rocciosa di natura carsica chiusa da un muro intonacato sul quale trovano posto affreschi devozionali (Sant’Onofrio e la Vergine con il Bambino) databili tra il XV e il XVI secolo. L’interno si segnala per la presenza di un altare affrescato sul quale  trovano posto l’immagine di Sant’Onofrio e otto riquadri con storie della sua vita. Fondato dai monaci basiliani (a cui si deve l’introduzione del culto di Onofrio) venne in seguito frequentato da frati francescani. Il sito è stato frequentato fino ai primi decenni del secolo scorso.

 

LUCA DI COCCO

 

Bibliografia

I.BIDDITTU, M. RIZZELLO,Contributi alla storia di Vicalvi, Anagni, 1987.

G. FABI, Gli emigranti siamo noi, Fontechiari, 2012.

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